LMN, la dieta contro la demenza

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Si chiama LMN e consiste nell’assunzione di polifenoli e acidi grassi polinsaturi. Un gruppo di ricercatori guidati dalla dr.ssa Mercedes Unzeta, professore presso il Dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare dell’Università Autonoma di Barcellona, ha deciso di mettere alla prova questo mix di sostanze nutrendo, ancora una volta, dei topi.

Il risultato dello studio è stato pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease: una tale dieta avrebbe l’effetto di risvegliare le cellule staminali cerebrali, facendole moltiplicare e differenziarsi per creare nuovi neuroni. Tutto questo aiuterebbe quindi il cervello a mantenersi sveglio, attivo e funzionale, rendendolo per tanto più protetto dall’invecchiamento in generale e dalle demenze senili in particolare. Ovvio, questo è quello appurato sui topi: se funzioni nell’uomo sarà il tempo, come sempre, a dimostrarlo.

Ma vediamo cosa hanno combinato i topolini spagnoli. Divisi in due gruppi, il primo ha seguito per 40 giorni una dieta standard, il secondo è stato alimentato invece in modo tradizionale con l’aggiunta di questa LMN, una crema brevettata dalla Morella Nuts a base di frutta, noci disidratate, cocco – alimenti ricchi di polifenoli - oli vegetali e farine ricche di fibre – alimenti pregni invece di acidi polinsaturi. Questa crema si era già dimostrata utile contro colesterolo e ipertensione: la sfida attuale di Barcellona quella di provarne piuttosto gli effetti positivi sul cervello e sulla neurogenesi in particolare. Si credeva che dopo i 25 anni i neuroni non solo non si riproducessero più, ma addirittura morissero senza essere rimpiazzati. Invece c’è una riserva di cellule staminali nel cervello: basterebbe quindi attivarle per far crescere nuovi neuroni! Fantastico.

Questa crema può tanto? Nei topi sì. In quelli alimentati con LMN le cellule staminali del bulbo olfattivo e dell’ippocampo sono aumentate davvero. Inoltre son cresciute in quantità di cellule nuove e si sono rafforzate le reti nervose rese labili dall’età. La crema ha avuto effetti positivi anche in vitro, con la protezione parziale o totale delle lesioni indotte alle cellule trattate. Un pre-trattamento con la crema LMN potrebbe quindi ridurre o addirittura impedire eventuali danni ossidativi alle cellule.

Quindi oltre a tenere il cervello allenato a tavola durante i pranzi con gli alimenti tipici in grado di stimolarne le attività – mi riferisco al pesce (ricco di DHA, già conosciuto come fautore di crescita di nuove cellule cerebrali), all’uovo (e alla sua colina o vitamina J, che produce acetilcolina, il carburante che trasmette informazioni da una parte del cervello all’altra), alle barbabietole (che contengono la uridina monofosfato, che facilita lo scorrere dei messaggi nel cervello), cibi tra l’altro già oggetto di uno studio americano del 2008 che cercava in essi proprio un aiuto contro malattie come il Parkinson e l’Alzheimer – forse in un futuro non troppo lontano fare colazione con questa crema spalmata sul pane potrebbe essere non solo un energetico modo per cominciare la giornata, ma anche sicuramente una nuova abitudine salutare e preventiva. A questo punto speriamo che sia altrettanto buona quanto la nostra amata Nutella!

Valentina Nizardo