Impariamo a vivere minimal. Bastano 100 oggetti e saremo felici

vivere minimal

La teorizzazione della pratica del downsizing – ridimensionamento – nella vita di tutti i giorni parte dagli Stati Uniti, grazie ad un libro diventato celebre in breve tempo. Si tratta di "La sfida delle 100 cose", manuale pratico del californiano Dave Bruno. Di cosa si tratta esattamente?

La questione è molto semplice. Dopo il boom economico dei decenni passati, i paesi occidentali si ritrovano a fare i conti con l'impossibilità di continuare ad accumulare beni una volta ritenuti indispensabili, ma ora sempre più spesso visti come inutili. Il ridimensionamento degli acquisti e degli sprechi è avvenuto prima di tutto a partire dai giovani che hanno vissuto la loro infanzia dagli anni '80 in poi. La disponibilità di denaro da dedicare agli sfizi è diminuita e con essa è mutato l'approccio mentale agli acquisti, soprattutto se dettati dall'impulso.

Il termine downsizing è nato nel mondo aziendale, in riferimento alla riduzione del personale ed ai tagli dei costi che purtroppo sempre più spesso gli imprenditori sono costretti a mettere in atto. Ora invece tale termine riguarda direttamente la nostra vita quotidiana.

Più o meno inconsciamente, a seguito della recessione mondale, molti hanno cominciato a riflettere sull'uso più corretto del denaro, destinandolo a tutto ciò che è veramente indispensabile. Nel manuale già citato viene proposto uno stile di vita minimal, basato sul possesso di 100 oggetti indispensabili. Il loro numero potrebbe essere anche maggiore, a seconda dei casi. Ciò che importa è rinunciare al superfluo.

La qualità della vita per chi vive minimal non si basa sul possesso di oggetti costosi, ma sulla capacità di stringere rapporti personali di qualità. Il centro dei propri obiettivi non dovrebbe più essere il desiderio di possedere a tutti costi l'ultimo gadget tecnologico, ma la volontà di trascorrere più tempo con gli altri, a partire dalla famiglia e dagli amici.

Il minimalismo è amato non solo dagli ambientalisti, per la riduzione degli sprechi che ne deriva, ma da tutti coloro che hanno capito che la felicità non si raggiunge attraverso il possesso di beni materiali. Un messaggio del tutto positivo, su cui sarebbe bene riflettere.

Marta Albè