Melanoma: La Roche chiede la commercializzazione di Vemurafenib

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La casa farmaceutica La Roche, con sede a Basilea (Svizzera), ha presentato alla Food and Drug Administration e all'Ema domanda di autorizzazione per la commercializzazione in Europa del nuovo farmaco Vemurafenib, per pazienti affetti da melanoma metastatico positivo alla mutazione del gene BRAF V600.

Il nuovo farmaco, secondo i ricercatori, offre una soluzione senza precedenti in materia di trattamenti e, soprattutto, in aspettativa di vita. Hal Barron M.D., Chief Medical Officer e Head, Global Product Development di La Roche ha affermato che "le domande di autorizzazione depositate per vemurafenib e il test diagnostico, impiegato per individuare i pazienti con il tipo di melanoma che può essere colpito specificamente da questo farmaco, rappresentano promettenti passi avanti nell'obiettivo di offrire una terapia personalizzata per questa malattia".

Vemurafenib, un "BRAF-inibitore", è stato concepito per colpire e inibire selettivamente una forma mutata della proteina BRAF, presente in circa la metà dei casi di melanoma, la forma più aggressiva e mortale di tumore cutaneo.

Le domande presentate sono basate sui risultati di due studi clinici positivi (BRIM2 e BRIM3) che hanno valutato vemurafenib in pazienti affetti da melanoma metastatico positivo alla mutazione del gene BRAF V600 in base ai risultati del test diagnostico associato, citato da Hal Barron.

Il trattamento de La Roche è parte di una rivoluzione nella biologia del cancro. La diagnosi di melanoma metastatico è stata a lungo una sentenza di morte, solo in America questa malattia uccide 8.700 persone. Il nuovo farmaco Roche cambierà la prognosi per i pazienti affetti da questo tumore.

Ma per le case farmaceutiche si tratta anche di un vero e proprio affare, nell’ordine di miliardi di euro:

Vemurafenib, il farmaco da trial Stratos, potrebbe generare ben 700 milioni di franchi svizzeri di fatturato entro il 2015, stando alle stime di Jack Scannell, analista di Sanford C. Bernstein & Co. a Londra. Resta comunque il fatto che questo nuovo tipo di terapie mostra quanto sia possibile progredire puntando sulla genetica dei tumori e sulle difese naturali del corpo in grado di combattere l'invasione delle cellule tumorali.

Roberta Ragni