Medicina estetica: la carica dei ritocchi

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Sempre più persone ricorrono a terapie di medicina estetica.

Secondo una ricerca condotta da Eurisko su 10 mila persone tra i 18 e 55 anni in Italia, Germania, Stati Uniti, Cina, Corea del Sud, presentata a Roma al XXXII congresso nazionale della Società italiana di medicina estetica, il 34% degli intervistati è maggiormente preoccupato dai denti storti, il 29% dai glutei e il 27% dalla forma del naso.

In più, se in Italia l’età della bellezza – quella in cui bisogna per lo più migliorare l’aspetto per sentirsi meglio con se stessi – è considerata in un arco compreso tra i 15 e i 44 anni, ridotto negli Stati Uniti, in Germania e in Cina tra i 25-29, mentre nella Corea del Sud è addirittura solo tra i 15-24 anni.

In molti poi temono l’obesità: manco a dirlo, oltre la metà degli americani ne ha paura, così come il 60% dei tedeschi.

Ora il punto è: cosa spinge alle terapie senza bisturi e, soprattutto, quali sono i rischi? Emanuele Bartoletti, segretario generale della SIME spiega che la medicina estetica attira per le “tariffe accettabili e un grosso margine di sicurezza”. Attenzione però ai “molti medici che si improvvisano esperti andando incontro a complicanze” e usando “apparecchiature che costano poco ma che possono dare problemi”.

Bartoletti, inoltre, fa il punto sul decreto legge che in Francia ha messo al bando alcune pratiche anti-cellulite: “Ci siamo riuniti a Milano lo scorso aprile dove abbiamo concordemente valutato che le metodiche incriminate, peraltro impiegate quotidianamente in tutto il mondo anche in altre branche della medicina, offrono ampi margini di sicurezza, se correttamente attuate da medici preparati”.

Divieto che, in ogni caso, rende necessaria l’attivazione di un osservatorio ad hoc che interesserà tutti i medici che si occupano di medicina estetica.

Curiosità.

Medicina estetica globale: già, perché cresce il numero tra gli immigrati di coloro che si affidano a terapie di medicina estetica. Commenta Bartoletti: “siamo alla seconda-terza generazione di immigrati, di fatto naturalizzati italiani, persone perfettamente inserite nel tessuto sociale del Paese, spesso economicamente abbienti”.

Germana Carillo