Chi dice "tacco" dice danno!

immagine

Tre centimetri sono la formula giusta, e noi donne, nell’intimo, l’abbiamo sempre saputo. Ma si sa, non è facile accettare che un comportamento “sano” sia anche estremamente fuori moda.

Come potremmo andare in ufficio, o a quella cena di gala, con le scarpe ad altezza “nonna”? Sarebbe riprovevole, meglio sempre le ballerine, o al massimo lo stivale, che fa tanto casual.

Ma allora i tacchi alti fanno proprio male? Sì, se portati tutti i giorni e per tante, troppe ore, come molte donne sono solite fare, sfidando i tombini di città, le vene varicose, le storte micidiali e l’impossibilità di recuperare, correndo, il ritardo accumulato.

E fossero solo queste, le conseguenze! Bisogna sempre ricordare, infatti, che l’utilizzo prolungato dei tacchi troppo alti può portare danni a breve e a lungo termine:

  • La metatarsalgia, che altro non è che quel fastidioso dolore alle dita dei piedi, specie quando sono costrette a stringersi in punte vorticose, e allora, la sera, giù di massaggi. Pensate che un tacco da 9 centimetri porta sulla dita dei piedi il 76% del peso del nostro corpo!
  • Il temutissimo alluce valgo o il dito a martello, perché il peso che continua a gravare sulle dita accelera la formazione di questo sfiancante fenomeno, che colpisce la stragrande maggioranza delle donne:
  • Le distorsioni: più il tacco è alto, e il tallone lontano da terra, più è alta l'incidenza di distorsioni della caviglia. Nei casi lievi si produce una lesione di primo grado di uno dei legamenti del piede, che richiede solo l'uso di una cavigliera elastica e riposo per circa 10-15 giorni e l'uso locale di ghiaccio e antinfiammatori. In casi più gravi, serve il chirurgo…
  • Il tendine di Achille: i muscoli del polpaccio si accorciano. Con il tallone sempre sollevato, il piede non ha la possibilità di articolare la caviglia alternando flessione ed estensione. Dopo, indossare le ballerine sarà dolorosissimo!

Come comportarsi, quindi? Ci sono occasioni in cui, certamente, il tacco alto è d’obbligo, quindi non rinunciamoci. Ma ogni volta, prima di infilare i piedi nelle amate decolleté, riflettiamo bene: quanto è davvero “socialmente necessario” indossarle? E inoltre, ricordiamoci di tenere d’occhio periodicamente i nostri modelli prediletti, e appoggiandoli su una superficie piana controlliamo che non pendano da un lato o dall’altro, che la suola non sia consumata più di un terzo del suo spessore originario, che la punta non si sia curvata in alto. Se i sintomi ci sono tutti, meglio buttare le scarpe, seppur con grande dispiacere, che continuare a farsi del male. E per acquistarne un paio nuovo, andate a fare shopping di pomeriggio: in quelle ore, infatti, il piede è nel volume ideale per provare, né troppo asciutto (com’è di mattina), né troppo gonfio, come spesso accade la sera.

Marina Piconese