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Telecomando, 60 anni di potere. E per molti è più importante del sesso

Da più di 60 anni, il telecomando è presente nella nostra vita quotidiana. Era infatti il 1950 quando fu prodotto per la prima volta ad opera della Zenith.


Può assumere molteplici forme, rettangolare o quadrato, grigio o nero, piccolo o grande, con mille funzioni o con solo 4 tasti.


C’è quello della televisione, quello del lettore dvd, quello dello stereo e il neonato del digitale terrestre... Le case più tecnologiche ne hanno uno anche per luci. Il modello universale ed ergonomico con il guscio? Un investimento irrinunciabile... Chi lo vorrebbe più semplice, chi ne vorrebbe uno solo, chi non lo trova mai e chi ne inventerebbe uno anche per la lavatrice!


Forse proprio per questa grande varietà, spesso e volentieri ci troviamo in difficoltà nel momento in cui dobbiamo far partire il dvd. Accendere la luce giusta sembra un incubo psichedelico, consultare il manuale per uscire da un menù è ormai una pratica quotidiana!


Eppure non riusciamo a stare senza! Come cade e si rompe corriamo a comprare l’ultimo modello, il più tecnologico, il più fashion. Per qualcuno l’idea di rinunciare al rito dalla caccia al telecomando è davvero impensabile!





Ma cosa rende così speciale questo strumento tecnologico? In cosa risiede tutto il suo fascino? Cosa ci rende telecomando-dipendenti?
Dopo svariate letture del manuale abbiamo ormai capito il meccanismo di quei 4 al massimo 6 tasti che ci servono per gestire il televisore. Un mondo si apre. Possiamo finalmente decidere su quale canale sintonizzarci, uno spettacolo di varietà o la tribuna politica, un film romantico o la partita di campionato. È proprio in questo momento decisivo che tutto il potere decisionale si concentra nelle mani di chi tiene il telecomando.


Pensateci bene, chi preme i tasti può fermarsi in qualsiasi momento e voi non potete fare nulla, assistete passivamente alla volontà altrui. Ma pensate anche alla situazione contraria. Con quale velocità lo lasciamo cade sul divano quando non siamo a casa nostra e l’imbarazzo non ci permette di scegliere per tutti.
Tradizionalmente siamo abituati a vedere il capo famiglia con il telecomando in mano, lui e solo lui poteva sceglie il programma! Molto probabilmente perché era ritenuto il più saggio e quindi la scelta del programma rientrava in quelli che erano i suoi “compiti domestici”.


Anche oggi, nonostante i cambiamenti dei ruoli nella società, il possesso dello scatolotto a infrarossi riesce a delineare le situazioni di potere nelle famiglie.


Infatti, secondo la ricerca Remote Control Global Trends Studio della Wakefield Research, commissionata da Loogitech e condotta in Europa, Stati Uniti e Australia il 25% degli intervistati confessa di essere disposto a rinunciare a un mese di rapporti intimi con il partner pur di non rinunciare al pieno controllo del telecomando e dei programmi televisivi da guardare.


Così come il 18% del campione ha in famiglia qualcuno che non lo sa usare, e il 21% preferirebbe rinunciare a lavarsi i denti piuttosto che lascialo in mano a qualcun altro! Ma come può un semplice complemento del televisore distruggere così facilmente la vita sessuale di una coppia? Siamo veramente così dipendenti da quel mondo in scatola?


Dormire sul divano non è più una punizione, è più una libera scelta, presa consapevolmente, ma a patto che in salotto vi sia il televisore! E così troviamo tanti maschietti che si addormentano tutti storti sul divano, con la tv accesa e il telecomando in mano. Non lo mollano un attimo! Neanche mentre dormono!


Nelle società ormai sempre più tele-dipendenti, non possiamo stupirci del fatto che sia una periferica a batterie a controllare le nostre relazioni, ma possiamo sempre decidere di appoggiare il telecomando sul tavolo e premere quel bottone rosso (fortunatamente uguale su tutti!)


Silvia Bellucci


 



Tags: vita sessuale  telecomando  

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