Scritto da Francesca Di Giorgio
Quanto ha pesato il progresso sui nostri stili di vita e sulle nostre abitudini alimentari?
Se immaginassimo di osservare la dieta seguita nel corso della giornata da due italiani sulla quarantina, uno vissuto negli anni '50, l'altro dei nostri giorni, potremmo osservare due modi di mangiare distanti l'uno dall'altro quanto l'Italia dagli Stati Uniti.
Proprio così: il paragone non è casuale: è indubbio che sull'evoluzione del nostro stile alimentare ha avuto un peso determinante l'influenza statunitense. Tutto ciò che è fast, finger, take away attira sempre più la nostra attenzione.
Prima colazione? Un caffè bevuto al volo prima di uscire di casa e poi magari cappuccino e brioche al bar vicino all'ufficio: chi ha tempo per sedersi a tavola, spalmare marmellata sul pane e bere latte, magari appena munto, come si usava nella campagne a metà del secolo scorso? E quanti di noi riescono a tornare a pranzo a casa? Ecco allora il dilagare di panini imbottiti, divorati davanti al computer in ufficio, che si alternano alle code davanti alle casse delle tavole calde, dove si consumano pranzi, rigorosamente contrassegnati dallo slogan veloci, per dare al pasto di metà giornata un'apparenza di normalità.
Ed il caldo minestrone della sera, frutto di preparazione e lenta cottura che hanno occupato gran parte del giorno, che fine ha fatto? Ha lasciato il posto ai vari cibi pronti, che più sono veloci da mettere in tavola e più hanno successo. Anche perché spesso, prima di rientrare a casa dopo il lavoro, si fa una puntatina al bar, con i colleghi o con l'amico che non vedevamo da tanto, per bere un aperitivo, accompagnato dall'irrinunciabile corredo di stuzzichini. Arriviamo così al fine settimana, quando una pizza o un pub, sono tentazioni cui è difficile resistere, un modo per staccare la spina.
Sembra proprio che l'era delle giornate trascorse davanti ai fornelli sia tramontata. Le conseguenze? Negli ultimi 50 anni il numero dei morti per tumori è più che triplicato, passando da 51mila a 160mila, come quello dei morti per malattie cardiocircolatorie, salito da 92mila a 250mila. Cosa fare allora? La situazione impone di fermarsi a riflettere: il cambiamento delle abitudini alimentari sta avendo un impatto fortemente negativo sul nostro benessere fisico e conseguentemente psichico. La soluzione? Gli studiosi dell'American Institute for Cancer Research promuovono con forza un ritorno alle tradizioni culinarie del passato.
In alternativa, come suggerisce l'Istituto per i Tumori di Milano, possiamo strizzare l'occhio alla dieta di altri Paesi del mondo, nei quali alcune malattie imputabili alle nostre mutate abitudini a tavola sono del tutto assenti.
Partiamo allora per un viaggio gastronomico che ci porterà anche ad uscire dal nostro continente, vagabondando di cucina in cucina, nel tentativo di imitare le ricette degli altri popoli che possono aiutarci a salvaguardare la nostra salute.